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Dove
mangiare
Se
avete già letto il manuale di sopravvivenza enogastronomica capirete
che Praga non è esattamente una città dove un italiano
riesce ad adattarsi facilmente all'inizio. Comunque diffidando da pseudo
pizzerie e ristoranti indio-italo-thai-cino-franco-giapponesi si riesce,
cercando qua e la, a trovare anche qualche locale di "sana"
cucina indigena. I locali d'altronde non mancano e i prezzi, nella grande
maggioranza, sono assolutamente economici. Certo ci sono ristoranti
e locali anche di un livello superiore: ad esempio io ho festeggiato
il compleanno della mia dolce metà al Rotisserie, in Mikulandska
ulica e ho mangiato un'ottima bistecca alla fiamma addolcita da mirtilli
e del buon vino moravo. Bella è anche la Lobkovicka vinarna,
sulla Vlasska così come lo Stoleti, in Karoliny Svetle
a due passi dal ponte Carlo, è un locale d'atmosfera molto carino
e per nulla caro. Tutte le guide segnalano come tipici, in realtà
sono ormai solamente frequentati dai turisti locali comeU Fleku,
sulla Kremencova, il bel U Zlateho Tygra, sulla strada per il
castello, U Medvidku, vecchio pub del 1466, U Golema,
sulla Maislova in pieno quartiere ebraico con ambienti che ricordano
la leggenda del Golem, Svejk, risto-pub anch'esso nella zona
ebraica che erge a protagonista dei suoi piatti il simpatico soldato
idiota di Hasek. Anche la Pivnice U Svejku esattamente di fronte
alla fermata del tram Ujezd, offre buono e calorico cibo ceco. Citazione
d'obbligo per U Kalicha, luogo
di gozzoviglie più volte bazzicato dallo scrittore citato sopra.
Non lontano, nel quartiere semiperiferico di Vinohrady c'è la
simpatica hospoda Chudoba, dove assaggiare un utopenec e un matesy
con dell'ottima Pilsner a poche corone. Contravvendendo a quanto detto
sopra sento di consigliarvi anche un paio di più che buone pizzerie:
Rugantino, non lontana da Staromestke Namesti, e Modra Zahrada,
all'uscita della metro gialla di Mustek.
Ma Praga è composta anche da belle caffetterie come la splendida
Kavarna Obecni Dum che sorge nel più prestigioso edificio
del primo '900 praghese, lo Slavia, con una bella vista sul Castello
e sulla Moldova, l'Evropa Cafè nell'omonimo albergo in
piazza San Venceslao e lo storico Cafè de Paris. Citazione
anche per l'elegante e seminascosto Cafè Louvre a due
passi da Narodni Trida.
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Il
Castello
Il Hrad
domina il panorama della capitale boema ormai da dieci secoli. Da sempre
dimora dei re boemi ora è la residenza della Presidenza della
Repubblica nonchè di diversi ministeri. Per questo spesso il
turista può assistere al cambio della guardia, compiuto da militari
che quando è il momento di marciare per il cerimoniale di rito
tirano dritto per la loro strada senza guardare in faccia a nessuno.
Quindi se vedete una fola raccolta vicino ai cancelli e non capite cosa
stiano facendo visto che non succede niente, ebbene, sappiate che il
momento del cambio della guardia è vicino. L'interno si divide
in una prima,una seconda e una terza corte mentre l'esterno è
caratterizzato dallo zahrada, il giardino reale parallelo al
catsello per tutta la sua lunghezza di origine cinquecentesca. Qui si
trova anche il Belveder, palazzo in stile rinascimentale progettato
dall'italiano Paolo della Stella.
La terza
corte è anche la parte più ampia del hrad. Qui sono presenti
i simboli religiosi e politici di Praga. Per cui abbiamo la Cattedrale
di San Vito (con uno splendido interno dove trova luogo la tomba imperiale),
il Palazzo Reale, residenza dei re boemi, la Basilica di San Giorgio
con annesso il convento delle Benedettine, dove ha sede anche il museo
di arte boema gotica e barocca.
Infine
una delle strade più famose, particolari e affascinanti di Praga:
il Vicolo d'oro. Anche se ormai padroni delle casette sono diventati
i negozi di souvenir, il fascino prodotto da queste minuscole abitazioni
erimane irresistibile. L'unico problema è riuscire ad andare
quando la strada non è troppo affollata (il che è a dir
poco utopico). La via, dove al n. 22 visse per cinque mesi anche Franz
Kafka, è chiusa.
Per trovare
il Karluv Most vuoto bisogna veramente andarci alle. E l'atmosfera
assume tutto un altro aspetto. Posso osservare veramente da vicino le
31 statue che lo decorano. Il ponte Carlo, delimitato dalla torre Mostecka
in direzione Stare Mesto e dalla porta d'accesso gotica del 1410, anch'essa
inquadrata tra due torri, verso Mala Strana, pullula di vita per tutto
il giorno: artisti, musicisti, balli, bancarelle,
clowns lo affollano e lo ravvivano. Ricco di storia, il Karluv most
è il protagonista assoluto dei racconti praghesi che molta letteratura
ceca e tedesca ci ha regalato in particolare negli ultimi due secoli.
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Manuale di sopravvivenza
Enogastronomica
La Repubblica
Ceca ha tantissime qualità: la cucina non è tra queste.
Anche a Praga, come nel resto del mondo, la giornata inizia dalla prima
colazione, anche se dovete stare attenti a non svegliarvi troppo tardi
perchè correte il rischio che già alle 11 non vi servano
più brioches e caffè, in quanto le Kavarna (i caffè-bar)
iniziani già a preparare per il pranzo. Oltre alla comune e innocua
marmellatta che viene servita insieme al buonissimo pane di segale (il
pane "nero" fedele compagno dei popoli nordici), al Kava (il
caffè), il miele (med) è probabile che vi servano anche
delle fettine di carne (maso) che di solito è di maiale. Dopo una
colazione così abbondante, dunque, potreste anche non aver fame,
ma se le passeggiate per la capitale vi hanno creato il classico buco
nello stomaco allora potreste voler fare pranzo in un ristorante (restaurace).
La regina per eccellenza della tavola ceca è la patata (brambory,
imparate bene questo termine perché ricorrerà spesso nelle
vostre sedute gastronomiche), servita in tutti gli sfiziosissimi modi
che i creativi cuochi cechi conoscono: fritte, lesse, al forno e purè.
Altro elemento ricorrente è quello che viene comunemente chiamata
zelenina, ovvero la verdura, in tutte le più disparate varietà
di forme e colori che madre natura ci ha regalato: pomodori (rajskè
jablko), carote (mrkev), cetrioli (okurka), crauti (kysele zeli), fagioli
(fazole), cipolle (cibule), cavoli (kapusta) e soprattutto lei, la regina
dei contorni, l'insalata (salat), spesso ricoperta con del buon formaggio
(syr).
Le verdure fanno la parte del leone anche quando si tratta di dare sostanza
alle ministre (polevky), nelle quali spesso i cechi sono soliti inzuppare
degli gnocchi fatti con la mollica del pane (knedlik, forse chi
è stato in Austria li conoscerà).
Se non resistiamo a un bel piatto di carne non c'è problema: la
scelta è vasta. Oltre al maiale fa bella mostra di sé sulla
ricca tavola imbandita ceca il pollo, il coniglio (kralik), il vitello
(teleci), l'agnello e il manzo. Ovvio quindi degustare il gulasch.
Visto che il paese può contare su una grande quantità di
fiume e laghi sembra naturale fare un collegamento al pesce (ryba) d'acqua
dolce. E così abbiamo soprattutto la carpa (kapr) e la trota (pstruh).
Per concludere la frutta (ovoce): a seconda della stagione avremo le albicocche
(merunky), le fragole (jahody), i lamponi (maliny), il limone (citron),
la mela (jablko), la pesca (broskev).
Per chi a metà pomeriggio non vuol togliersi la soddisfazione di
un buon gelato (zmrzlina) o magari di una macedonia di frutta (ovocna
smes), piuttosto che di un thè o di un succo di frutta, ci sono
le sopracitate kavarne.
A proposito della birra a Praga gira un aneddoto: quando la Cecoslovacchia
era unita i cechi non potevano vantare il più alto tasso di bevitori
d'Europa poiché gli slovacchi, evidentemente minor bevitori, tenevano
bassa la percentuale, favorendo così, nella speciale classifica,
gli irlandesi. Dopo la pacifica divisione delle due repubbliche, quella
ceca e quella slovacca, i boemi possono finalmente vantarsi di aver strappato
l'ambito titolo ai gaelici. E, in effetti, di birra sembra scorrerne a
fiumi. La si può gustare, ovunque, in special modo nelle vinarna
e nelle hostinec o hospoda (osteria).
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Dove
dormire
Praga offre
una notevole possibilità di cercare appartamenti, camere
o studio in affitto, anche per pochi giorni. E' decisamente la scelta
migliore, innanzitutto per i prezzi, decisamente inferiori rispetto
agli alberghi, e poi perchè non sono rare le occasione di trovare
delle belle mansarde proprio negli edifici del centro storico. Gli alberghi,
come detto, si sono ormai adeguati ai nostri prezzi. In piazza San Venceslao
c'è il già citato Hotel Evropa, locale storico
(del 1889) in stile art nouveau. Altrimenti l'Hotel Pariz, locale
d'atmosfera molto lussuoso, il bellissimo Josefov nel quartiere
ebraico, o il più discreto Hotel Opera, in Tesnov 13.
Leggermente più periferico il Don Giovanni, un grande
albergo molto moderno. Ma per gli alberghi vi rimando alle guide o ai
siti specializzati perchè ce ne sono veramente tanti.
Per chi vuol spendere meno vi è la possibilità di alloggiare
in ostelli: tra questi il più noto è sicuramente
il Traveller's Hostel, che conta su ben 7 strutture la più
bella delle quali (se non altro per la posizione) è la Island,
sull'isoletta di Strelecky sul fiume Moldova. Leggermente più
periferico, ma a Praga le distanze non sono eccessive, è il Domov
Mladeze, sulla Dykova al n. 20. E' un ostello molto pulito che non
dispone però di camere con bagno annesso. A Praga poi c'è
la possibilità di poter usufruire anche dei numerosi ostelli
per studenti che sono offerti anche ai turisti a prezzi veramente competitivi:
difficile spendere più di 7-8 euro a notte. Potete provare il
Kolej Vetrnik, sulle splendide colline di Petrin, il vicino Hvezda,
o Strahov.
Altra scelta economica può essere data dalle pensioni,
le pensioni. Tra queste Penzion Ivana e la Penzion Chalupka,
in direzione Petrin.
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La
leggenda del Golem
La
figura mitica del Golem è
radicata nella cultura ebraica praghese e più volte ripresa nella
letteratura ceca. Di derivazione cabalistica, secondo la quale esso
può essere evocato magicamente attraverso la recitazione di combinazioni
di lettere alfabetiche, il Golem era un essere informe la cui
leggenda è legata direttamente al rabbino della comunità
ebraica praghese del XVI secolo Low. Questi avrebbe plasmato un grumo
di fango in forma d'uomo capace di difendere il ghetto dai persecutori.
La leggenda, assunta dalla letteratura romantica, fu ripresa e rivisitata
dal tedesco Meyrink, nel 1915, per il quale
il Golem rappresentò la forza ambigua del mondo delle macchine
che può sfuggire al controllo umano causando eventi catastrofici.
A ciò si lega anche l'invenzione letteraria del robot
(che non è di derivazione inglese come molti penseranno ma viene
proprio dalla parola ceca robota che significa lavoro), l'operaio
artificiale immaginato da Karel Capek nel
dramma R.U.R. (si trova in Edizioni Einaudi) nel 1920. Anche
il cinema si è spesso servito di questo mito, soprattutto
l'espressionismo tedesco degli anni '10 (un titolo su tutti: Der
Golem, di Paul Wegener, del 1920) fino ai nostri giorni (il bel
film del '91 Golem, lo spirito dell'esilio, dell'israeliano Amos
Gitai, e quello un pochettino più osceno in salsa soap-gothic
uscito in questi ultimi mesi che vede tra i protagonisti anche Sophie
Marceau).
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